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I mantra del Kundalini Yoga: che cosa sono e come si usano

Parte 1 di 10 · 4 settembre 2024 · 3 minuti di lettura

I mantra del Kundalini Yoga

Ascoltalo, 4 minuti

In breve

Nel Kundalini Yoga i mantra sono suoni con un ritmo fisso, quasi sempre in gurmukhi, ripetuti per un tempo deciso. Non chiedono nessuna fede: agiscono per quello che fanno al respiro, alla lingua e all'attenzione. Cantare allunga l'espirazione, la lingua tocca punti precisi del palato, e la ripetizione toglie alla mente la banda per costruire pensieri.

La prima volta che ti trovi in una stanza dove tutti cantano a occhi chiusi in una lingua che non capisci, la reazione normale è l’imbarazzo. Dura poco. Dopo qualche minuto la tua voce si perde in mezzo alle altre e smetti di sentirla come tua, e a quel punto la testa si zittisce da sola.

Ti spiego perché succede, senza tirare in ballo il «mistero»…

Che cosa fa un mantra

Ti allunga l’espirazione. Per cantare una frase lunga tutta in una volta devi buttare fuori l’aria piano: si scende a quattro o cinque respiri al minuto, mentre a riposo ne facciamo quindici. Il respiro lento agisce sul sistema nervoso da solo, senza chiederti di crederci!

Ti muove la lingua in punti precisi. Pronunciando i mantra la punta della lingua batte sul palato in posizioni fisse — la tradizione parla di ottantaquattro punti collegati alle ghiandole della testa. La spiegazione anatomica è vecchia e discutibile, e te lo dico. Quello che senti vibrare nel cranio, invece, lo senti subito.

Ti occupa la mente. Ripetere una sequenza di suoni per undici minuti si porta via lo spazio che serve per costruire pensieri. Nessuno zittisce la testa a comando: la si tiene impegnata, e il silenzio arriva da sé. Niente male, vero?

Che cosa non è

Non è una preghiera che chiede qualcosa, nemmeno quando le parole vengono da una scrittura sacra. Non è una frase da ripetersi per convincersi di qualcosa. E non è una formula che si rompe se sbagli una vocale.

Chi arriva qui dopo aver letto in giro si aspetta la «parola magica». Non ce l’ho! C’è un suono, un ritmo, e un tempo da rispettare.

I mantra che usiamo, uno per uno

Ong Namo Guru Dev Namo — l’Adi Mantra, con cui si apre ogni lezione. Tre ripetizioni, mani al petto.

Sat Nam — il mantra seme, che chiude le lezioni ed è anche il saluto fra praticanti.

Ek Ong Kar Sat Gur Prasad — si usa per rovesciare la mente quando si è impuntata.

Ardas Bhai — il mantra della preghiera che si risolve da sola.

Mangala CharanAad Guray Nameh, quello che si canta prima di partire.

Gayatri Siri Mantra — la vibrazione ampia, per il benessere generale.

Panch ShabdSa Ta Na Ma, i cinque suoni primari del Kirtan Kriya.

Il decimo pauri — il verso del Japji dedicato all’ascolto.

E poi c’è il modo di ripeterli a lungo, che ha un nome suo: il japa.

Il suono, e quello che resta quando finisce

Da dove cominciare

Da uno. Collezionarli viene voglia a tutti e non serve a niente… un mantra si apre quando lo ripeti per settimane, non quando lo provi una volta.

Undici minuti al giorno, alla stessa ora, per quaranta giorni. Quaranta è il ciclo minimo di cui parla la tradizione, e per quello che vedo è anche il tempo che ci vuole prima che la pratica smetta di sembrarti un dovere.

Se non sai da quale partire, parti da Sat Nam: due parole, e la meditazione che le usa dura appunto undici minuti.

In sala

I mantra si imparano meglio in mezzo ad altre voci, perché la tua si nasconde e l’imbarazzo passa prima! Il lunedì dalle 19.30 alle 21.00 ci trovi in Vico San Domenico Soriano, a Napoli: orari, quote e come si arriva.

Che cosa succede dentro una lezione, minuto per minuto, sta in Come si pratica il Kundalini Yoga.

Domande su questo

I mantra sono preghiere?

No, anche se alcuni provengono da testi sacri. Nella pratica si usano come strumenti: contano il suono, il ritmo e la durata. Non c'è niente da credere e nessuna adesione da dichiarare.

In che lingua sono?

Quasi tutti in gurmukhi, la lingua delle scritture sikh; alcuni in sanscrito. Le traduzioni servono a capire di che cosa si parla, ma l'effetto della pratica dipende dal suono, non dalla comprensione.

Bisogna cantarli bene?

Bisogna cantarli con il ritmo giusto. L'intonazione conta poco: nessuno ascolta la tua voce, e in classe si sta a occhi chiusi. Chi si vergogna comincia sussurrando, e nel giro di poche lezioni smette di vergognarsi.

Come agiscono, materialmente?

Su tre livelli osservabili. Cantare allunga l'espirazione e rallenta il respiro. La lingua, muovendosi, tocca punti precisi del palato — la tradizione li collega alle ghiandole della testa. E la ripetizione occupa la mente, che non ha più banda per costruire storie.

Quanto a lungo si ripete un mantra?

Le durate della tradizione sono tre, undici, trentuno minuti; nei cicli lunghi si parla di quaranta, novanta o mille giorni di pratica quotidiana. Sotto i tre minuti succede poco.

I mantra, uno per uno

Un mantra letto non suona.

Pronuncia, ritmo e durata si prendono a orecchio, non da una pagina: quella parte, scrivendo, non riesco a dartela. Il lunedì li vibriamo insieme, e la prima volta puoi anche startene zitto ad ascoltare — non se ne accorge nessuno.

Se ti va

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