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Come si pratica il Kundalini Yoga?

Parte 2 di 9 · 12 gennaio 2024 · 6 minuti di lettura

Un uomo vestito di bianco durante una pratica di Kundalini Yoga

In breve

Una pratica di Kundalini Yoga segue sempre lo stesso ordine: si accorda la voce con un mantra, si scalda la colonna, si esegue un kriya — una sequenza fissa di esercizi con il respiro assegnato — poi rilassamento a terra e meditazione seduta. In sala dura novanta minuti; a casa ne bastano undici.

Chi telefona per la prima volta vuole sapere una cosa sola: che cosa succede in quei novanta minuti. Rispondo sempre allo stesso modo, perché una classe di Kundalini Yoga ha un ordine fisso, e quell’ordine non cambia — a Napoli, a Delhi o sul tappeto srotolato in salotto alle sei del mattino.

La parte tecnica si impara in tre lezioni. Quello che ci metti dentro è affare tuo e ci vogliono anni.

L’ordine di una pratica, dal primo minuto all’ultimo

Il mantra di apertura — due minuti

Ogni pratica comincia con la stessa frase cantata tre volte: Ong Namo Guru Dev Namo. È in gurmukhi e vuol dire più o meno «mi inchino alla saggezza che c’è già». Saperlo non è necessario perché funzioni: serve a mettere voce e respiro nello stesso posto prima che il corpo si muova. Chi la prima volta si vergogna di cantare mormora, e va benissimo.

La colonna — dai cinque ai dieci minuti

Flessioni da seduti, torsioni, spalle, collo. La colonna si scalda per prima perché quasi tutto quello che viene dopo la usa, e perché il respiro passa da lì. Chi arriva da otto ore di scrivania sente subito dove ha smesso di piegarsi.

Il kriya — dai venti ai quaranta minuti

Kriya vuol dire azione completa. È una sequenza fissa: esercizi in un ordine deciso, ognuno con la sua durata e il suo respiro assegnato. Due minuti in questa posizione con il respiro di fuoco, poi tre in quest’altra con il respiro lungo, poi trenta secondi di riposo. Un kriya può contenere da tre a venti esercizi.

Non si improvvisa e non si sceglie a sentimento. Esiste un kriya per il sistema nervoso, uno per i reni, uno per la flessibilità della colonna, uno per l’apparato digerente. Chi guida dice quanto dura, e tu resti lì fino alla fine. Questa è la differenza più grossa rispetto agli stili che ho praticato prima: il tempo lo decide la sequenza, non la tua voglia di uscirne.

Il rilassamento — dai cinque agli undici minuti

Distesi sulla schiena, immobili, coperti se fa freddo. I principianti lo considerano una pausa. È il momento in cui il lavoro appena fatto si deposita, e saltarlo significa buttare via metà della lezione.

La meditazione — tre, undici o trentuno minuti

Seduti. Una posizione delle mani, spesso un mantra, lo sguardo fermo a occhi chiusi. I tempi non sono casuali: la tradizione assegna ai tre minuti un effetto sulla circolazione, agli undici sul sistema nervoso e sulle ghiandole, ai trentuno sui ritmi più profondi. Puoi crederci o sospendere il giudizio. Quello che osservo in sala è che intorno all’undicesimo minuto quasi tutti smettono di controllare quanto manca.

La chiusura — due minuti

Si canta una benedizione, May the long time sun shine upon you, e si chiude con tre Sat Nam lunghi. Poi si aprono gli occhi e si torna a Napoli.

Il respiro fa metà del lavoro

Nel Kundalini Yoga il respiro è prescritto quanto la posizione. Due sono quelli che incontrerai nella prima lezione.

Il respiro lungo e profondo dal naso, che rallenta il battito e regge le posizioni statiche: si arriva a quattro o cinque respiri al minuto, mentre in condizioni normali se ne fanno quindici.

Il respiro di fuoco, rapido e uguale in entrata e in uscita, dal naso, mosso dall’addome: due o tre cicli al secondo. Ne ho scritto per esteso in Respiro di fuoco, perché è la tecnica che più spesso viene fatta male — troppo torace, troppa forza, spalle che salgono.

Chi ha la pressione alta, chi è in gravidanza e le donne durante il ciclo sostituiscono il respiro di fuoco con il respiro lungo. Si dice all’inizio della lezione e non serve spiegare altro.

Praticare da soli, a casa

La struttura resta, si accorcia. Undici minuti fatti tutti i giorni valgono più di un’ora fatta la domenica quando capita.

  1. Il mantra di apertura, tre volte.
  2. Tre minuti di colonna: flessioni da seduti, respirando.
  3. Un kriya breve, o anche un solo esercizio tenuto per il tempo indicato.
  4. Due minuti distesi, senza fare niente.
  5. Tre minuti di meditazione.

Il tappeto srotolato la sera prima conta più di qualunque buon proposito. E l’orario fisso conta più dell’orario perfetto: la tradizione indica le ore fra le quattro e le sette del mattino, ma il momento che riesci a tenere ogni giorno batte quello giusto saltato tre volte su cinque.

Sala di pratica in penombra durante una classe di Kundalini Yoga a Napoli

Che cosa serve

Abiti comodi che non stringano in vita, piedi nudi o calze, una bottiglia d’acqua. In sala tappetino, cuscino e coperta ci sono già. Niente attrezzi, niente specchi, nessun livello dichiarato all’ingresso: la classe è aperta e ogni esercizio ha una versione più bassa. Le altre domande pratiche stanno tutte nelle domande frequenti.

Quando si comincia a sentire qualcosa

Il primo effetto arriva a fine lezione e dura qualche ora: respiro più lungo, testa più silenziosa, una certa lentezza nei gesti. Non è ancora niente di stabile.

Quello che cambia per primo, nelle persone che seguo, è il sonno — di solito fra la sesta e l’ottava settimana di pratica regolare. Sulla meditazione più studiata di questa tradizione, il Kirtan Kriya, esistono ricerche vere sulla memoria e sul cortisolo: le ho raccolte in La scienza conferma: 11 minuti possono cambiare la tua vita.

Se invece stai ancora un passo indietro e vuoi sapere a che cosa serve tutto questo prima di provarlo, comincia da A cosa serve il Kundalini Yoga oppure dalla pagina che spiega che cos’è la disciplina.

I quattro errori dei primi mesi

Forzare la posizione invece di tenere il respiro. Se per restare in postura devi bloccare il fiato, sei già fuori dall’esercizio. Scendi e continua a respirare.

Saltare il rilassamento. Succede a chi ha fretta e a chi si annoia. Il risultato è una pratica che eccita e basta.

Cambiare kriya ogni giorno. Un kriya dà quello che deve dare quando lo ripeti per quaranta giorni. Provarne uno nuovo ogni volta è collezionismo.

Praticare dopo mangiato. Servono due o tre ore. Molti kriya lavorano sull’addome e a stomaco pieno diventano una tortura senza scopo.

Dove si pratica, a Napoli

La classe è il lunedì dalle 19.30 alle 21.00, in Vico San Domenico Soriano 30, alle spalle di piazza Dante. Novanta minuti, tappetino compreso, prima lezione 15 € che si scala quando ti iscrivi. Orari, quote e come si arriva stanno sulla pagina della pratica; se preferisci ricevere invece che fare, c’è il Sat Nam Rasayan, che si fa da fermi e in silenzio.

Chi viene per la prima volta di solito arriva dieci minuti prima e si siede in fondo. È il posto giusto: da lì si vede l’ordine delle cose.

Domande su questo

Quanto dura una pratica di Kundalini Yoga?

In sala novanta minuti: due di mantra, dieci di colonna, venti-quaranta di kriya, cinque-undici di rilassamento, tre-trentuno di meditazione, due di chiusura. A casa la stessa struttura si comprime in undici minuti senza perdere l'ordine.

Si può praticare il Kundalini Yoga da soli a casa?

Sì, i kriya sono sequenze scritte e ripetibili. Il primo mese conviene però farsi guidare almeno una volta a settimana: quasi tutti sbagliano la postura del collo e la durata del respiro di fuoco, e da soli non se ne accorgono.

Bisogna essere elastici per praticare il Kundalini Yoga?

No. Gran parte degli esercizi si fa seduti o distesi e conta il respiro, non l'ampiezza del movimento. Chi ha le ginocchia rigide lavora su un cuscino alto o su una sedia e ottiene lo stesso effetto.

A che ora conviene praticare?

La tradizione indica le ore fra le quattro e le sette del mattino, quando c'è meno rumore intorno. Nella pratica reale vince l'orario che riesci a tenere tutte le settimane: uno stesso momento fisso vale più di un momento migliore saltato.

Si può mangiare prima di praticare?

Meglio di no. Servono due o tre ore fra il pasto e la pratica, perché molti kriya lavorano sull'addome e con lo stomaco pieno diventano sgradevoli. Bere acqua invece si può, anche durante.

A Napoli

Questo si legge. In sala si prova.

Si pratica il lunedì sera in Vico San Domenico Soriano, novanta minuti. La prima volta si viene senza sapere niente: ti dico io cosa portare.