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Sat Nam: salutare e lasciare andare le vecchie abitudini

Parte 2 di 10 · 29 settembre 2020 · 5 minuti di lettura

Una classe di Kundalini Yoga a Napoli

In breve

Sat Nam si traduce «vera identità» e nel Kundalini Yoga è insieme un saluto e un mantra seme. Sat è la verità che attraversa il tempo, Nam è il nome, cioè l'identità: il primo illumina il secondo e lo costringe a togliersi la maschera. Si canta alla fine delle lezioni, e da solo si pratica in una meditazione di undici minuti.

SAT NAM\

vera identità

Due parole soltanto, e dentro ci sta il seme della nostra esperienza umana di partenza e di arrivo.

La traduzione letterale — «vera identità» — a una prima lettura sembra avere perfettamente senso. Poi ci si torna sopra e si scopre che è un ossimoro. Ma andiamo per gradi.

A che cosa ti può servire

  • Ad abbassare la pressione dell’ansia e dello stress
  • A creare uno stato di quiete e di gioia
  • A dare energia allo spirito e alla psiche
  • A risvegliare l’intuizione, la creatività, il coraggio

Nel momento in cui si canta il Sat Nam si attiva l’energia che cancella i vecchi schemi, e si crea spazio per installare nuovi modi di fare. Con questo strumento si possono eliminare gli effetti negativi di una giornata passata immersi nel mare dello stress perenne.

L’esperienza prima di tutto: una meditazione di undici minuti

Oltre a essere il saluto che si scambiano i praticanti di Kundalini Yoga, questo mantra si usa alla fine delle lezioni per chiudere e sigillare lo spazio che l’Adi Mantra ha aperto all’inizio.

Per sentire con quale forza il suono di due parole può impattare sul tuo sistema, prova questa meditazione. Ti impegna undici minuti.

1. Apri lo spazio vibrando l’Adi Mantra tre volte.

2. Siediti a terra a gambe incrociate, schiena dritta ma rilassata — nel Kundalini Yoga si chiama posizione facile. Se è scomoda, allunga le gambe appoggiando la schiena a un muro, oppure siediti su una sedia senza appoggiarti alla spalliera.

3. Chiudi gli occhi e concentrali nel punto al centro fra le sopracciglia.

4. Porta le mani nel mudra della preghiera: palmo contro palmo, pollici verso il petto, a contatto con il centro dello sterno.

5. Inspira profondamente e vibra sei volte la parola SAT, e per ultimo il NAM. Tutto in un’unica espirazione.

Quando vibri il SAT, fa’ in modo che la «a» sia particolarmente prolungata, abbassando e alzando il volume della voce come un’onda del mare. Il NAM invece si vibra ripetendo la sillaba così com’è.

6. A ogni ripetizione sposta il suono lungo la schiena, partendo dal basso. Ogni onda avvolge un centro diverso:

  1. base del corpo — SAT
  2. zona genitale — SAT
  3. ventre — SAT
  4. cuore — SAT
  5. collo — SAT
  6. centro della fronte — SAT
  7. parte superiore della testa — NAM

7. Alla fine, inspira e concludi vibrando altre tre volte «Sat Nam».

Che cosa c’è dietro

Già sulla prima parola si potrebbe aprire un dibattito sulla natura della verità: che cosa sia, come possa essere esperita, e così via. Argomenti interessanti, che però appartengono più alla filosofia occidentale che al Kundalini Yoga — una disciplina di consapevolezza applicata, che non si perde in speculazioni sterili e costruisce azioni per ottenere risultati pratici molto precisi.

Per questo, una delle forme della verità per chi pratica può essere il sentire profondo della propria anima. Che è, auspicabilmente, l’unica guida attendibile per non restare imbambolati a girare sulla giostra del Karma, fra cavalli luccicanti, tigri volanti e cammelli parlanti. (Ma cosa ho scritto? Aspetta che ci riprovo.)

La verità che c’è nell’anima sarebbe l’emanazione di quella goccia di Infinito instillata in ogni essere vivente alla nascita. Tradotto in comprensibilese moderno 2.0: un frammento della divinità generatrice, che avendo contezza del tutto è essa stessa creatrice di ciò che è vero.

Il NAM invece indica l’espressione dell’identità. L’assonanza fra NAM e nome — name in inglese — è piuttosto evidente e mi semplifica il lavoro: il nome che hai non è la persona che sei. Serve, nella stragrande maggioranza dei casi, a identificarti e ad agevolare la relazione con i tuoi simili. È qualcosa di molto simile alla mappa che non corrisponde mai al territorio.

A questo punto «vera identità» potrebbe essere semplicemente una menzogna, o uno dei tanti inganni di Maya. E forse lo è. Ma è un inganno funzionale: la luce del SAT, illuminando il NAM, lo rende visibile soprattutto attraverso l’ombra che il NAM proietta — quell’identità che esiste nella luce senza dissolversi, e che fa da testimone attendibile dell’esperienza umana. (Ma cos’ho scritto? E so’ due.)

Il SAT ha bisogno di un testimone per essere tale, e il NAM ha esattamente questa funzione: è il contenitore della realtà immaginata, che viene illuminata dalla verità.

Dove tutto nasce e si trasforma

Questo mantra seme — bija mantra — ricongiunge la parte sottile e la parte densa che stanno in ognuno, grazie alla vibrazione di due sole parole.

Ed è proprio nella natura di seme che si nasconde una delle sue qualità fondamentali. Il seme porta vita e novità: per questo il Sat Nam è uno strumento efficace per rompere i vecchi schemi e liberarsi delle abitudini che non portano felicità. La capacità del SAT di trascendere il tempo e lo spazio costringe il NAM a gettare la maschera, e ci libera dal ciclo di azione e reazione mentre la consapevolezza si sposta più in alto, fino a vedere la verità che prima stava nell’ombra.

Da dove proviene

Scritto in gurmukhi, l’antica lingua dei sikh, SAT NAM è il seme che nasce dal Mul Mantra, il mantra radice che Guru Nanak pronunciò nel momento della sua illuminazione. Nei suoi versi si manifesta il nucleo, la verità essenziale della creazione, e si dice che la sua vibrazione possa essere così potente da cambiare il destino di chi lo vibra. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Gli altri mantra che usiamo in sala stanno qui; si pratica il lunedì dalle 19.30 alle 21.00 in Vico San Domenico Soriano, a Napoli (orari e quote).

Per il momento… Sat Nam, e viaggia felice.

Domande su questo

Che cosa significa Sat Nam?

Letteralmente «vera identità». Sat è la verità che non dipende dal tempo, Nam è il nome, cioè l'identità con cui ci presentiamo. Presi insieme sono quasi un ossimoro, ed è proprio lì che sta il lavoro del mantra.

Quando si usa?

Alla fine delle lezioni, per chiudere lo spazio che l'Adi Mantra ha aperto all'inizio, e come saluto fra chi pratica. Da solo si usa in meditazione, con la ripetizione lunga.

Come si fa la meditazione con Sat Nam?

Undici minuti. Seduti, mani al petto, occhi al punto fra le sopracciglia. Su ogni espirazione si vibra sei volte SAT e una volta NAM, spostando il suono lungo la colonna dal basso verso l'alto, un centro per ripetizione.

Perché si dice che rompe le vecchie abitudini?

Perché è un mantra seme: la sua vibrazione lavora sotto lo schema, non contro. Quando l'identità viene illuminata smette di reggersi da sola, e con lei il ciclo di azione e reazione che la teneva in piedi.

Da dove viene?

Dal Mul Mantra, il mantra radice che Guru Nanak pronunciò al momento della sua illuminazione. È scritto in gurmukhi, l'antica lingua dei sikh.

A Napoli

Questo si legge. In sala si prova.

Si pratica il lunedì sera in Vico San Domenico Soriano, novanta minuti. La prima volta si viene senza sapere niente: ti dico io cosa portare.