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Ardas Bhai: il mantra della preghiera che si risolve da sola
Parte 5 di 10 · 3 ottobre 2024 · 2 minuti di lettura

Ascoltalo, 3 minuti
In breve
Ardas Bhai è il mantra della preghiera esaudita: dice che la richiesta è già stata affidata e già manifestata. Nella tradizione si canta quando serve sostegno in un momento difficile, di solito undici minuti, e ha una struttura che toglie di mezzo l'ansia della richiesta: non chiede, constata.
Questo è stato il primo mantra che ho imparato, e ci sono legato più che a qualunque altro. La versione che ascoltavo allora è questa, e a distanza di anni la metto ancora quando è una di quelle giornate…
Il testo
Ardas Bhai, Amar Das Guru,
Amar Das Guru, Ardas Bhai.
Ram Das Guru, Ram Das Guru,
Ram Das Guru, Sachee Sahee.
La traduzione che si usa è: la preghiera è stata data a Guru Amar Das, la preghiera è manifestata da Guru Ram Das, il miracolo è completo.
Guarda il tempo verbale
È tutto al passato. La preghiera è stata data. È manifestata. Il miracolo è completo.
Non c’è nessuna richiesta! Non c’è «fa’ che», non c’è «ti prego», non c’è la contrattazione che facciamo tutti quando le cose vanno male.
Il meccanismo sta lì, e non ha niente di magico. Chi ha passato una notte a chiedere in testa che una cosa vada bene lo sa già: la richiesta si alimenta da sola, ogni ripetizione ti conferma che la faccenda è in bilico, e alle quattro del mattino sei più agitato di quando hai cominciato.
Un testo al passato quel giro lo spezza. Non convince la testa di niente… le toglie il lavoro che stava facendo.
Quando lo uso
Nei momenti in cui serve sostegno e non c’è niente da fare, che sono quelli peggiori: un esame di qualcuno a cui tieni, una notizia che deve arrivare, una persona in ospedale.
Prima di una conversazione difficile, per arrivarci senza la sceneggiatura già scritta.
La sera, per posare quello che ho portato tutto il giorno.
Come si pratica
Seduti, schiena dritta, mani al petto o in grembo. Undici minuti.
La prima volta fallo ad alta voce: la vibrazione nel petto fa metà del lavoro, e sentirti dire con la tua voce una frase al passato è un’altra cosa rispetto a leggerla. Poi passi al sussurro, e per ultima viene la ripetizione mentale.
Cantato insieme ad altri fa un altro effetto, e non per moltiplicazione mistica: la tua voce si confonde con le altre, e insieme a lei si confonde la tua faccenda personale. Chi arriva in sala con un peso addosso di solito se ne accorge proprio lì!

Che cosa non fa
Non cambia gli esami del sangue di nessuno e non sposta gli esiti. Chiunque prometta questo sta vendendo qualcosa.
Cambia chi aspetta. Smetti di stare in allarme per un’ora, e con l’allarme spento dormi, parli meglio, prendi decisioni meno stupide. Quando non puoi fare niente, è parecchio. Niente male, vero?
Gli altri mantra che usiamo in sala stanno qui, e il modo di ripeterli a lungo si chiama japa.
Il lunedì sera pratichiamo insieme, dalle 19.30 alle 21.00, in Vico San Domenico Soriano a Napoli: orari, quote e come si arriva. Il percorso dell’anno è Le scintille della Fenice.