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Il decimo pauri del Jap Ji: Suniai, l'ascolto
Parte 10 di 10 · 1 novembre 2024 · 3 minuti di lettura

In breve
Il decimo pauri del Jap Ji comincia ogni riga con la parola Suniai, «attraverso l'ascolto», e a ogni riga elenca che cosa arriva ascoltando: verità, contentezza, conoscenza, equilibrio. È un verso costruito su una ripetizione, e la ripetizione stessa è l'insegnamento: l'ascolto non è una fase preliminare, è il metodo.
Il Jap Ji è la composizione con cui si apre il Siri Guru Granth Sahib, attribuita a Guru Nanak. È divisa in strofe chiamate pauri, che in gurmukhi vuol dire gradini. Nel Kundalini Yoga si recita al mattino, spesso nelle ore prima dell’alba.
Il decimo gradino è dedicato all’ascolto, e ha una particolarità: ogni riga comincia con la stessa parola.
Il testo
Suniai sat santokh giaan.
Suniai athsath ka isnaan.
Suniai parh parh paavahi maan.
Suniai laagai sahj dhiaan.
Nanak bhagtaa sadaa vigaas.
Suniai dookh paap kaa naas.
Riga per riga:
Attraverso l’ascolto arrivano verità, contentezza, conoscenza.
Attraverso l’ascolto si riceve la purificazione dei sessantotto luoghi sacri.
Attraverso l’ascolto e la contemplazione costante si guadagna onore.
Attraverso l’ascolto si raggiunge naturalmente sahaj, l’equilibrio.
O Nanak, i devoti sono sempre in uno stato di beatitudine.
Attraverso l’ascolto, dolore e colpa si dissolvono.
La forma è già l’insegnamento
Suniai — attraverso l’ascolto — apre cinque righe su sei. Nella recitazione questa ripetizione produce un effetto preciso: dopo la terza volta smetti di aspettarti una parola nuova e cominci a stare sul suono.
È un verso che ti insegna ascoltando, non spiegando. E dice una cosa che vale la pena riportare fuori dal contesto rituale: l’ascolto non è la fase preliminare che precede la comprensione. È il metodo.
Che cosa vuol dire ascoltare, praticamente
Nella conversazione ordinaria quasi nessuno ascolta. Si aspetta il proprio turno, e nel frattempo si prepara la risposta — di solito a partire dalla terza parola dell’altro.
Ascoltare davvero significa rinunciare a quella preparazione. Sembra poco e costa moltissimo, perché senza risposta pronta si resta scoperti: potrebbe arrivare qualcosa che non sai gestire, o che ti obbliga a cambiare idea.
È la stessa cosa che si allena in sala, in un’altra forma: stare fermi mentre qualcosa preme, senza intervenire. Nel Sat Nam Rasayan è tutta la disciplina; nel silenzio della quinta scintilla è il grado dedicato.

Il dono che arriva senza essere prodotto
C’è una frase di Yogi Bhajan che riguarda questo verso: «una sola parola del kirtan del Guru che entra in te è sufficiente a risolvere tutto».
La si può leggere come un’iperbole devozionale. Oppure come una descrizione di quello che succede davvero quando una cosa ti arriva: non serve capirla tutta, ne basta un pezzo. E quel pezzo non l’hai conquistato: è arrivato mentre stavi fermo.
Vale per una frase di un testo sacro come per una frase detta da tuo figlio a cena.
Come si pratica
Il Jap Ji si recita per intero, e ci vogliono venti-venticinque minuti. Chi comincia da un solo pauri sceglie spesso questo.
Si legge lentamente, ad alta voce, dando alle vocali lunghe tutto il loro tempo. Non serve capire il gurmukhi: il senso lo trovi nella traduzione qui sopra, e la pratica sta nel suono.
Il modo di ripetere a lungo si chiama japa; gli altri mantra che usiamo stanno qui.
Si pratica il lunedì dalle 19.30 alle 21.00 in Vico San Domenico Soriano, a Napoli: orari, quote e come si arriva.