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La prima scintilla: tornare a sentire

Parte 2 di 8 · 2 dicembre 2024 · 3 minuti di lettura

La prima scintilla del percorso della Fenice

In breve

Il primo grado del percorso delle scintille lavora sui sensi. Prima di qualunque esplorazione interiore c'è una capacità più semplice, che quasi tutti hanno perso: accorgersi di quello che il corpo sta già sentendo. Si allena con Sat Kriya, respiro di fuoco, flessioni della colonna e un diario serale di una riga.

Quando hai assaggiato per l’ultima volta quello che stavi mangiando? Non «mangiato bene»: assaggiato. Sentito la temperatura, il sale, il momento in cui hai smesso di avere fame.

Per quasi tutti la risposta è che non se lo ricordano. Si mangia guardando qualcosa, si cammina pensando ad altro, si fa la doccia risolvendo un problema di lavoro. Il corpo esegue e la testa sta altrove.

Il primo grado del percorso lavora esattamente qui. Non è quello spirituale: è quello preliminare, ed è il motivo per cui gli altri sei reggono o cadono.

Perché si comincia da qui

Chi non sente il peso del proprio corpo sul cuscino non può accorgersi di cose più sottili. È una questione di risoluzione: se lo strumento non registra i segnali forti, i segnali deboli non li vedrà mai.

C’è anche un secondo motivo, meno tecnico. Vivere in automatico è comodo. Toglie di mezzo la fatica di essere presenti a una giornata mediocre — e insieme toglie di mezzo la giornata.

Le pratiche del primo grado

Sat Kriya, da 3 a 11 minuti. Seduti sui talloni, braccia tese in alto, dita intrecciate. Sat tirando dentro l’ombelico, Nam rilasciando. Sveglia l’asse del corpo dal basso, e dopo tre minuti non c’è più modo di distrarsi.

Respiro di fuoco, da 1 a 3 minuti. Il ritmo rapido occupa la parte della mente che commenta. Chi non lo conosce lo trova spiegato, con le controindicazioni, in Il respiro di fuoco.

Flessioni della colonna e posizione della rana. Servono a riportare l’attenzione dove il corpo lavora davvero: bacino, gambe, respiro. Le trovi con i tempi in Muladhara.

Kirtan Kriya, 12 minuti. Quattro suoni — Sa Ta Na Ma — e le dita che si toccano a turno, pollice contro indice, medio, anulare, mignolo. È anche la meditazione più studiata di questa tradizione: gli studi stanno qui.

La sala di pratica in penombra, durante una classe

Il diario delle scintille

È la parte che si fa a casa, e sembra troppo semplice per funzionare.

Ogni sera, prima di dormire, scrivi una riga: una cosa che hai sentito davvero durante il giorno. L’odore del caffè al bar di sotto. Il freddo sulle mani mentre chiudevi il portone. Il momento in cui una frase di tuo figlio ti ha stretto lo stomaco.

Non serve a fare il bilancio della giornata, e nemmeno a scrivere propositi. Allena l’attenzione: le stai insegnando che cosa deve cercare. Dopo due settimane cominci a notare le cose mentre succedono, perché una parte di te sa già che stasera dovrà scriverne una.

Le frasi, e come si usano

Nel percorso ci sono sette frasi legate a questo grado. Le riporto ridotte all’osso, perché più sono corte più reggono:

  • Vedo il mio corpo sicuro, dentro un tutto.
  • Ascolto il ritmo del cuore e quello dei pensieri.
  • Sento la forza nei muscoli e l’aria nel petto.
  • Sono parte della natura: radicato, connesso.
  • Vivo adesso; il passato lo onoro, il futuro lo costruisco.
  • Esploro, e insieme ho un rifugio.
  • Vedo, sento, percepisco.

Funzionano a una condizione: che descrivano qualcosa che stai già percependo. Dire «sono al sicuro» mentre ti senti in pericolo produce l’effetto contrario, perché la testa risponde con l’elenco delle prove. Si dicono dopo la pratica, quando il corpo è già in un altro stato.

Che cosa cambia, concretamente

Dopo qualche settimana la differenza non è mistica. È che ti accorgi di avere fame prima di essere affamato, di essere stanco prima di crollare, di essere arrabbiato prima di dirlo a qualcuno che non c’entra niente.

Il resto del percorso, con i gradi che vengono dopo, sta in Le scintille della Fenice. Il grado successivo — chi parla quando parli da solo — è La seconda scintilla.

Si pratica il lunedì dalle 19.30 alle 21.00 a Napoli, in Vico San Domenico Soriano: orari e quote.

Domande su questo

Perché il percorso comincia dai sensi?

Perché senza percezione il resto resta teoria. Chi non sente il peso del proprio corpo su un cuscino non può accorgersi di cambiamenti più sottili, e il lavoro interiore diventa un discorso su se stessi invece che un'osservazione.

Quali pratiche si usano in questo primo grado?

Sat Kriya per svegliare l'asse del corpo, il respiro di fuoco per rompere il pensiero automatico, le flessioni della colonna e la posizione della rana per riportare l'attenzione dove il corpo lavora. In meditazione, il Kirtan Kriya.

Che cos'è il diario delle scintille?

Una riga la sera, prima di dormire: una cosa che hai sentito davvero durante il giorno. Non un bilancio, non un elenco di propositi. Serve a insegnare all'attenzione che cosa deve cercare, e in due settimane cambia quello che noti durante la giornata.

Le affermazioni servono a qualcosa?

Servono se descrivono qualcosa che stai già percependo, non se contraddicono quello che senti. Si dicono dopo la pratica, quando il corpo è in un altro stato, e restano frasi corte.

A Napoli

Questo si legge. In sala si prova.

Si pratica il lunedì sera in Vico San Domenico Soriano, novanta minuti. La prima volta si viene senza sapere niente: ti dico io cosa portare.