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La seconda scintilla: chi parla quando parli da solo
Parte 3 di 8 · 10 dicembre 2024 · 3 minuti di lettura

In breve
Il secondo grado del percorso lavora sulla voce interna: quella che commenta, giudica e racconta la tua storia quando non c'è nessuno ad ascoltarla. L'esercizio non è farla tacere — non si può — ma smettere di scambiarla per sé stessi. Le pratiche sono la meditazione sul punto fra le sopracciglia, il Sodarshan Chakra Kriya e il Kirtan Kriya.
C’è una voce che parla tutto il giorno e non tace nemmeno quando dormi. Commenta, giudica, prepara risposte per conversazioni che non avverranno mai, rilegge una figuraccia di sette anni fa.
Quasi tutti pensano che quella voce siano loro.
Il secondo grado del percorso lavora esattamente su questo punto, ed è il più scomodo dei sette.
Le versioni di sé
Ce n’è una che mostri al mondo, tarata su chi hai davanti. Una che vedi allo specchio, e che quasi mai coincide con quello che gli altri vedono. E poi c’è quello che resta quando non stai recitando per nessuno — nemmeno per te stesso, che è la platea più difficile da congedare.
La pratica non chiede di scegliere la versione «vera». Chiede una cosa più modesta: accorgersi che sono tre, e che chi se ne accorge non è nessuna delle tre.
Le pratiche
Meditazione sul punto fra le sopracciglia — 11 minuti. Seduti, occhi chiusi, sguardo interno rivolto verso l’alto, al centro della fronte. Respiro lungo. La voce continuerà a parlare: il compito non è zittirla, è tornare al punto ogni volta che ti accorgi di essere andato dietro a una frase.
Sodarshan Chakra Kriya — da 3 a 11 minuti. Il ritmo è preciso: si inspira dalla narice sinistra, si trattiene il respiro ripetendo mentalmente Wahe Guru sedici volte mentre l’ombelico pompa, si espira dalla destra. È tenuta in altissima considerazione nella tradizione, e per un motivo che si capisce subito: occupa così tanto la mente che non le resta niente con cui costruire storie. Si comincia da tre minuti, non da undici.
Kirtan Kriya — 12 minuti. Sa Ta Na Ma, con le dita che si toccano a turno. Qui serve soprattutto la parte centrale, quando il mantra si sussurra e poi si canta solo dentro: è il passaggio in cui si sente la differenza fra dire una cosa e pensarla.
Chi non ha mai fatto niente di tutto questo comincia dalla prima scintilla, non da qui.

La parte che nessuno racconta nelle brochure
Andando più in dentro non si trova subito la pace. Si trovano le cose che avevi messo via: una rabbia vecchia, un’invidia che non ammetteresti mai ad alta voce, la paura che qualcuno scopra che stai improvvisando.
La tradizione parla di granthi, nodi lungo l’asse del corpo che bloccano il passaggio dell’energia. Il nome è antico; l’esperienza è banale e la conosce chiunque abbia provato a stare fermo dieci minuti con gli occhi chiusi.
Quello che ho visto funzionare, in sala e su di me, è sempre lo stesso movimento: non combatterle e non giustificarle. Guardarle mentre premono, respirando lungo. Quasi tutte proteggono qualcosa, e quando le vedi smettono di agire da sole.
Come si capisce di essere a questo grado
Da un segnale piccolo. A un certo punto, in mezzo a una discussione, ti senti dire una frase — e mentre la dici sai già da dove viene e a chi la stavi dicendo davvero.
Non ti fermerà quella volta. Ma la volta dopo, sì.
Dopo
Il grado successivo riguarda il tempo, che è la scusa universale: La terza scintilla. La scala completa sta in Le scintille della Fenice.
Si pratica il lunedì dalle 19.30 alle 21.00 in Vico San Domenico Soriano, a Napoli: orari, quote e come si arriva. Chi preferisce ricevere invece che praticare trova il Sat Nam Rasayan, dove questo lavoro si fa da fermi.