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Il respiro di fuoco: come si fa, e come si sbaglia

Parte 4 di 9 · 14 gennaio 2024 · 4 minuti di lettura

Pratica del respiro di fuoco durante una classe di Kundalini Yoga

In breve

Il respiro di fuoco è una respirazione rapida dal naso, uguale in entrata e in uscita, mossa dall'ombelico: due o tre cicli al secondo. L'espirazione è attiva — l'addome rientra — e l'inspirazione arriva da sola quando lo lasci andare. Si comincia da trenta secondi e si arriva a tre minuti. Chi è in gravidanza, ha la pressione alta o è nei giorni del ciclo lo sostituisce con il respiro lungo.

Nella prima lezione ci sono due minuti in cui guardo tutti. Sono quelli del respiro di fuoco. Vedo spalle che salgono verso le orecchie, petti che pompano, facce che si contraggono — e capisco subito chi ha già praticato altrove e chi no.

È la tecnica più riconoscibile del Kundalini Yoga ed è quella che si sbaglia più spesso. Vale la pena spiegarla per bene una volta sola.

Che cos’è

Una respirazione rapida e continua dal naso, uguale in entrata e in uscita, mossa dall’addome. Il ritmo di riferimento è due o tre cicli al secondo: contando, circa 120-180 respiri al minuto, contro i 12-16 di un respiro normale a riposo.

L’espirazione è la parte attiva: l’ombelico va indietro, verso la colonna. L’inspirazione non la fai — succede, nel momento in cui molli l’addome e lui torna al suo posto.

Il diaframma lavora come una pompa. Il petto sta fermo. Le spalle non c’entrano niente.

Come si impara, in quattro passaggi

Uno. Seduti a gambe incrociate, o su una sedia con i piedi a terra. Schiena dritta, mento leggermente rientrato. Una mano sull’addome, sotto le costole: serve a sentire, poi la togli.

Due. Bocca chiusa per tutto l’esercizio. Se respiri dalla bocca, quello è un altro esercizio.

Tre. Comincia lento, un ciclo al secondo, e fai solo l’espirazione: spingi l’ombelico indietro, sbuffando dal naso. Lascia andare. L’aria rientra da sola. Ripeti venti volte, senza fretta.

Quattro. Quando il movimento è pulito, accelera fino a due o tre volte al secondo. A quel punto entrata e uscita si equivalgono e il respiro diventa continuo, senza pause fra un ciclo e l’altro.

Trenta secondi bastano per cominciare. Un minuto è già una durata di lavoro. Tre minuti è la durata piena che trovi scritta dentro molti kriya, e ci si arriva in qualche settimana.

I quattro errori che vedo in sala

Respirare con il petto. È l’errore numero uno e si riconosce dalle spalle che salgono. Il movimento deve stare tutto sotto le costole, e il torace resta immobile.

Invertire il ritmo. Molti spingono l’addome in fuori mentre buttano l’aria, esattamente al contrario. Se non sei sicuro, mettiti la mano sulla pancia e controlla: quando l’aria esce, l’addome rientra.

Andare troppo veloce, troppo presto. Il respiro di fuoco fatto in fretta e male diventa una specie di iperventilazione, e le vertigini arrivano puntuali. Un ritmo lento e corretto vale dieci volte un ritmo giusto fatto a caso.

Irrigidire la faccia. Mascella serrata, fronte contratta, denti stretti. Non serve a niente e stanca. La faccia resta morbida anche quando il respiro va a duecento.

Che cosa produce

Nel breve: la temperatura sale — il nome viene da lì — e la testa si schiarisce. Dopo un minuto, quasi tutti sentono un formicolio alle mani. È un effetto normale della ventilazione rapida, non un segnale mistico.

Sul medio periodo il diaframma si allena e la sua forza si vede altrove: un diaframma allenato allunga il respiro anche quando dormi, e il respiro lungo è la leva più semplice che abbiamo sul sistema nervoso.

Dentro un kriya il respiro di fuoco serve soprattutto a una cosa: rendere sostenibile una posizione che da ferma sarebbe insopportabile. Con l’attenzione occupata dal ritmo, il minuto passa.

Chi deve sostituirlo, e con che cosa

Non si pratica il respiro di fuoco in gravidanza, con la pressione alta non controllata, con problemi cardiaci, con ernia addominale o iatale, con glaucoma, con epilessia, dopo un intervento addominale recente. Le donne lo sostituiscono nei giorni del ciclo.

La sostituzione è sempre la stessa: respiro lungo e profondo, lento, dal naso, tenendo la stessa posizione per lo stesso tempo. L’esercizio conserva quasi tutto il suo effetto. In classe basta dirmelo prima e non serve spiegare altro.

Chi ha una condizione medica in corso ne parla con il proprio medico: queste lezioni non sono una terapia e non sostituiscono un parere clinico.

La sala di pratica in penombra, durante una classe

Dove sta, dentro una lezione

Quasi mai all’inizio. Prima si scalda la colonna, poi arriva il kriya, e dentro il kriya il respiro di fuoco compare in due o tre esercizi, con la durata scritta. La struttura completa di una classe l’ho descritta in Come si pratica il Kundalini Yoga.

Se stai imparando da solo a casa, il consiglio è di farti guardare almeno una volta. Il ritmo si corregge in dieci secondi da fuori e in tre mesi da dentro. Si pratica il lunedì dalle 19.30 alle 21.00 in Vico San Domenico Soriano, a Napoli: orari e quote stanno qui, e la prima volta si arriva senza sapere niente.

Domande su questo

Come si fa il respiro di fuoco?

Seduti con la schiena dritta, bocca chiusa. Espiri spingendo l'ombelico verso la colonna, poi lasci andare l'addome e l'aria rientra da sola. Entrata e uscita durano uguale, il ritmo è di due o tre cicli al secondo, il petto resta fermo e le spalle basse.

Quanto deve durare?

Trenta secondi la prima settimana, un minuto quando il ritmo si mantiene senza pensarci, tre minuti come durata piena dentro un kriya. Nei kriya più lunghi si arriva a sette o undici minuti, ma è un traguardo, non un punto di partenza.

Chi non deve praticarlo?

Chi è in gravidanza, chi ha pressione alta non controllata, problemi cardiaci, ernia addominale o iatale, glaucoma, epilessia, e chi ha subito un intervento addominale recente. Le donne lo sostituiscono nei giorni del ciclo. In tutti questi casi si respira lungo e profondo e l'esercizio funziona lo stesso.

È normale sentire le vertigini?

Nei primi tentativi capita, e quasi sempre dipende da un ritmo troppo veloce o da un respiro fatto con il petto. Si smette, si torna al respiro lungo, si riprende più piano. Le vertigini che tornano ogni volta sono un segnale da portare a un insegnante, non da superare a forza.

È la stessa cosa del kapalabhati?

No, anche se si somigliano. Nel kapalabhati l'espirazione è un colpo secco e l'inspirazione è passiva ma più lunga. Nel respiro di fuoco entrata e uscita durano uguale e il ritmo è continuo, come un motore.

A Napoli

Questo si legge. In sala si prova.

Si pratica il lunedì sera in Vico San Domenico Soriano, novanta minuti. La prima volta si viene senza sapere niente: ti dico io cosa portare.