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La storia del Kundalini Yoga, in breve
Parte 3 di 9 · 28 agosto 2024 · 4 minuti di lettura

Ascoltalo, 6 minuti
In breve
L'idea della kundalini come energia che risale la colonna compare nei testi tantrici indiani fra il VI e il XII secolo, e nell'Hatha Yoga Pradipika del XV. Il Kundalini Yoga come lo pratichiamo oggi è però recente: lo insegna pubblicamente in Occidente Yogi Bhajan a partire dal 1968, con una forma sua — kriya a tempo, mantra in gurmukhi, meditazioni cronometrate.
Nelle scuole di yoga si sente ripetere che il Kundalini Yoga ha cinquemila anni. Fa buon effetto nelle «brochure» e nei primi minuti di un corso insegnanti, però davanti ai documenti non regge!
La storia vera è più corta e più recente… Ed è più interessante!
L’idea della kundalini: dal VI al XV secolo
L’energia arrotolata alla base della colonna, che risale attraverso centri disposti lungo l’asse del corpo, compare nella letteratura tantrica indiana fra il VI e il XII secolo. Il termine viene dal sanscrito kundal, ricciolo.
Nel XV secolo l’Hatha Yoga Pradipika raccoglie e ordina le tecniche fisiche — posizioni, respiri, chiusure muscolari — che servivano a smuovere quell’energia. Quando si parla di radici citano quasi sempre lui, e lui è un manuale tecnico a tutti gli effetti.
Gli Yoga Sutra di Patanjali, invece, che quasi tutti mettono all’inizio della storia, non parlano di kundalini. Sono più antichi — li datano fra il II secolo a.C. e il IV d.C. — e si occupano d’altro: gli otto passi, come è fatta la mente, il silenzio delle sue oscillazioni.
Fino a qui parliamo di un’idea che attraversa mille anni di testi. Non parliamo ancora di una scuola…
1968: Yogi Bhajan arriva in Occidente
Harbhajan Singh Khalsa nasce nel 1929 a Kot Harkarn, in una zona che dopo la partizione del 1947 diventa Pakistan. Lavora come funzionario della dogana a Delhi. Nel 1968 arriva in Nord America, e comincia a insegnare pubblicamente quello che chiama Kundalini Yoga.
L’anno dopo fonda la 3HO — Healthy, Happy, Holy Organization. Il pubblico è quello della controcultura americana di fine anni Sessanta: giovani che cercavano esperienze forti, spesso attraverso le sostanze. A loro Bhajan propone una tecnica che produce effetti intensi restando sobri.
Insegna una cosa dalla forma nuova e riconoscibile: sequenze fisse chiamate kriya, ognuna con gli esercizi cronometrati e il respiro assegnato; meditazioni di tre, undici, trentuno minuti; mantra in gurmukhi su melodie fisse; la testa coperta e il bianco come abito.
Gli storici discutono ancora su quanto avesse ricevuto da un lignaggio e quanto avesse messo insieme lui. Di un maestro precedente restano poche tracce!
Che cosa è successo dopo il 2020
Yogi Bhajan muore nel 2004. Nel 2019 escono le prime testimonianze pubbliche di ex allieve; nel 2020 le organizzazioni che custodivano la sua eredità commissionano un’indagine indipendente a uno studio esterno. Il rapporto conclude che le accuse di abusi sessuali e di abuso di potere sono credibili.
Il mondo di questa disciplina si è spaccato. Alcune scuole hanno chiuso, altre hanno fatto finta di niente. Quasi tutti gli insegnanti che conosco hanno preso una terza strada: si tengono le tecniche, che funzionano e si verificano una lezione per volta, e smettono di trattare come un santo chi le ha trasmesse.
In sala mi comporto così anch’io. Non si venera nessuno: si respira, si tiene la posizione per il tempo previsto, e si guarda che cosa succede. C’è una bella differenza, o no?
Perché la storia conta, praticamente
Perché toglie di mezzo due errori opposti.
Il primo è l’argomento dell’antichità: funziona perché ha cinquemila anni. Non funziona per questo, e non li ha.
Il secondo è il rifiuto in blocco: le tecniche non valgono niente perché il maestro era un uomo pessimo. Un respiro che allunga l’espirazione rallenta il battito cardiaco a prescindere dalla biografia di chi te l’ha insegnato.
In mezzo resta una disciplina recente, con radici antiche riconoscibili, e la giudichi dagli effetti: sul sonno, sull’attenzione, su come reagisci a una giornata storta. Ne ho scritto in A cosa serve il Kundalini Yoga.
Come si è arrivati a una sala di Napoli
Dalla California la disciplina si diffonde in Europa negli anni Settanta, e in Italia trova terreno soprattutto a Milano e a Roma. A Napoli arriva più tardi e resta a lungo cosa di poche persone.
Io insegno dal 2012 in Vico San Domenico Soriano, alle spalle di piazza Dante, il lunedì dalle 19.30 alle 21.00. Nella stessa tradizione esiste una seconda disciplina, che si riceve invece di praticarla: il Sat Nam Rasayan.
Se vuoi sapere che cosa succede davvero in quei novanta minuti, sta in Come si pratica il Kundalini Yoga: il mantra di apertura, la colonna, il kriya, il rilassamento, la meditazione. Nell’ordine, sempre lo stesso da cinquant’anni!