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La felicità fa male?

Parte 7 di 9 · 29 settembre 2023 · 3 minuti di lettura

Lezioni di Kundalini Yoga a Napoli

Ascoltalo, 3 minuti

In breve

Il problema non è la felicità: è l'idea che sia un istante da conquistare in cima a una salita. Ridotta a quello, arriva rara e dura poco. Quello che si può allenare è un'altra facoltà — accorgersi di essere felici mentre lo si è — e chiede di fantasticare un po' meno e sentire un po' di più.

Quasi nessuno sembra farci caso, ma il raggiungimento di ogni vetta, la realizzazione di ogni desiderio, arriva alla fine di innumerevoli sfide, battaglie e prove da superare. E non è finita, perché dopo arrivano altri ostacoli da affrontare (talvolta anche più alti dei precedenti!).

E tutto questo solo per poter essere felici… Per un attimo!

Certo, vista così la felicità non sembra poi essere questa gran cosa, a meno che non si sia davvero masochisti, vero?

L’apoteosi dell’istante

Il vero tentativo di evoluzione consapevole, quello più grande di tutti, è proprio evitare di rinchiudere la felicità in una piccola visione «granitica» di questa straordinaria emozione. Una sorta di apoteosi dell’istante che non è la felicità, ma solo un minuscolo frammento, estremamente sgargiante, di un quadro molto più bello, complesso e sorprendente.

Ridotta a quel frammento, la felicità diventa per forza una cosa rara: serve una conquista per attivarla, e quando arriva è già passata…

Accorgersi, che è un’altra facoltà

Per questa ragione, oltre a cercare la felicità nelle sue forme già note, per immergersi in quel mare più di un istante è fondamentale — più di ogni altra cosa — accorgersi di essere felici.

Non ricordarselo dopo, guardando le fotografie di un’estate. Accorgersene mentre succede.

E per farlo è indispensabile fantasticare un po’ meno, uscendo fuori di sé, e sentire un po’ di più, rientrando con coraggio dentro sé stessi… Perché là, all’inizio, non c’è quasi mai la pace: ci sono le cose rimandate.

Il corso di quest’anno: fuori dalla stanza delle aspettative

Una delle maggiori cause d’infelicità è proprio la ricerca di una felicità specifica. Decidiamo in anticipo che forma dovrà avere, e da quel momento tutto il resto ci passa accanto senza essere visto.

Per questo, durante le lezioni di quest’anno, proveremo a dare più spazio alla capacità di essere felici, provando a uscire dalla stanza delle aspettative.

Uscirne non si fa ragionandoci sopra: ragionandoci sopra ci si resta, con più argomenti. Si esce togliendo la parola per un po’, ed è esattamente quello che succede in una meditazione di undici minuti, dove non c’è niente da ottenere e nessuno da convincere.

Le bacchette magiche

Per farlo, come di consueto, useremo diversi strumenti che da sempre — paradossalmente — sembrano essere elementi dannosi da limitare, contenere o addirittura eliminare dall’esistenza di ognuno… Li trasformeremo in bacchette magiche, lampade incantate, tappeti volanti!

Quali saranno? Di certo non posso svelarli tutti, perché li scoprirete durante il viaggio magico di quest’anno. Ma posso accennarvene due.

L’autosabotaggio. Comprenderete a pieno il suo potere costruttivo e trasformativo. Combatterlo lo rinforza; guardarlo, invece, mostra quasi sempre che sta proteggendo qualcosa — una vecchia figuraccia, una promessa fatta a dodici anni. Da lì si può cominciare a trattare.

Il giudizio degli altri, e soprattutto quelli negativi. Farete esperienza di quanto possa essere positivo e nutriente! Fa male perché tocca un punto che era già dolente prima: quel punto lo indica con precisione, e in questo senso lavora per noi, anche se non ci pensava affatto.

Nessuna delle due si trasforma con un ragionamento. Si trasformano stando fermi mentre premono, e questo si impara in una classe: novanta minuti in cui non c’è niente da risolvere.

La sala di pratica in penombra, durante una classe

Perché essere felici non fa male

Ma non accorgersi di esserlo, molto spesso, sì…

Ci vediamo a lezione per provarci insieme: il lunedì dalle 19.30 alle 21.00, in Vico San Domenico Soriano a Napoli. Orari, quote e come si arriva — la prima volta si viene senza sapere niente, e a che cosa serve questa disciplina l’ho scritto qui.

Sat Nam!

Domande su questo

Perché la ricerca della felicità rende infelici?

Perché quando si cerca una felicità specifica, decisa in anticipo, tutto quello che arriva di diverso viene scartato senza essere visto. L'aspettativa funziona come un filtro: lascia passare solo una cosa e butta via il resto.

Che cosa vuol dire «accorgersi di essere felici»?

Accorgersene mentre succede, non dopo. È una facoltà percettiva, non un pensiero positivo: si allena stando nel corpo — respiro, peso, temperatura — invece che nella testa che commenta.

Come lavora lo yoga su questo?

Toglie la parola. In una meditazione di undici minuti non c'è niente da raccontarsi e niente da ottenere, e resta solo quello che c'è. È l'unico esercizio che conosco per uscire dalla stanza delle aspettative senza discuterci.

L'autosabotaggio si può usare?

Sì, se smetti di combatterlo e cominci a guardarlo. Quasi sempre protegge qualcosa: guardare che cosa protegge dà più informazioni di mille propositi.

Se cominci adesso

Questa era la parte facile. Il resto si fa in sala.

Le domande della prima settimana hanno una risposta scritta e una che arriva praticando: la seconda costa una lezione e un paio di calzini. Se non hai mai fatto niente del genere, tanto meglio — si comincia esattamente da lì.

Se ti va

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