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Smettila di migliorare

Parte 9 di 9 · 15 settembre 2022 · 3 minuti di lettura

Una classe di Kundalini Yoga a Napoli

In breve

Vivere puntati su quello che manca — avere di più, essere di più — logora lo spirito e fa sbiadire i desideri. La proposta è di rovesciare la domanda: non «qual è la direzione giusta», che paralizza, ma «come faccio a trovarla», che si può praticare. Lo strumento è il silenzio: quando spengono le parole, resta il lessico delle sensazioni, ed è lì che si sceglie.

Viviamo in un posto che ci ricorda di continuo che c’è qualcosa che non va, e che quel qualcosa, guarda un po’, siamo noi.

Ogni giorno la stessa nota: fare di più, avere di più, correre di più. Sempre in gara, sotto l’occhio di qualcuno che giudica, corregge, indica la strada. Verso dove, poi, non è mai chiarissimo.

Siamo strade

Fermati un momento e guarda. Le vite si srotolano lungo traiettorie a volte visibili, quasi mai prevedibili, spesso imperscrutabili. Ci sono sentieri, bivi, ramificazioni, montagne che non si scavalcano, fiumi, laghi, oceani.

Nessuno di questi percorsi è rettilineo. Alcune strade si fermano davanti a un ostacolo e tornano indietro; altre lo aggirano; altre lo attraversano; altre ancora si fermano e basta.

Quelle strade sei tu, sono io, siamo noi.

La domanda che manda fuori strada

«Qual è la direzione giusta?» sembra un’ottima domanda. Provando a rispondere, si finisce quasi sempre fuori strada — sì, è una battuta.

Prova con quest’altra: come faccio a trovare la direzione giusta?

C’è una differenza grossa. La prima chiede una risposta che dovrebbe esistere già da qualche parte, e finché non arriva ti tiene fermo. La seconda la trasforma in una cosa che si può fare oggi pomeriggio.

Smetti di migliorare

Tutto spinge verso quello che manca. La vita diventa una caccia per avere di più, o — molto peggio — per essere di più.

In quelle condizioni lo spirito si logora, la gioia ingrigisce, i sogni sbiadiscono fino a sparire e lasciano il posto agli incubi.

Sei già completo così come sei. Quello che fai, o che farai, non deve servire a ripararti: deve servire a fare cose che creano gioia, dentro e fuori. Poi magari chi guarda da fuori riassumerà tutto in un «è migliorato». Ma la tua verità è un’altra: stai facendo il meglio per te.

Esci dal vortice del devo migliorare. Prenditi una vacanza dalla corsa. Lascia correre gli altri.

La guida silenziosa

Imparare, certe volte, è difficile. Disimparare lo è sempre.

Eppure un modo per liberarsi da un Sé che da un lato si sopravvaluta e dall’altro si svaluta esiste, ed è il silenzio.

Quando non ci sono parole il giudizio resta sospeso, la paura si fa più pallida, e le sensazioni diventano l’unico lessico disponibile per descrivere il momento — e il mondo.

Si lavora lì: con kriya e meditazioni che stancano la parte della mente che commenta, fino a spegnere le parole e lasciare spazio a quell’altro linguaggio. Usa il silenzio per scegliere.

Undici minuti in cui non succede niente sono la cosa più difficile che facciamo in sala, e la più utile.

La sala di pratica in penombra, durante una classe

Dove

Si pratica il lunedì dalle 19.30 alle 21.00 in Vico San Domenico Soriano, a Napoli. Novanta minuti: orari, quote e come si arriva.

Chi vuole sapere prima che cosa succede in quei novanta minuti lo trova in Come si pratica il Kundalini Yoga. C’è ancora molto da scoprire e parecchi spazi da esplorare.

Domande su questo

Che cosa vuol dire «smettere di migliorare»?

Smettere di fare le cose per riparare un difetto presunto. Non significa fermarsi: significa cambiare il motore. Chi pratica per creare qualcosa continua per anni; chi pratica per correggersi molla appena il senso di colpa cala.

Perché la domanda «qual è la direzione giusta» è sbagliata?

Perché presuppone che la risposta esista già da qualche parte e vada indovinata. «Come faccio a trovare la direzione» sposta il problema su qualcosa che si può fare oggi: osservare, provare, sentire che cosa si muove.

Che cosa c'entra il silenzio con lo scegliere?

Finché ci sono parole c'è anche il giudizio, e il giudizio sceglie sempre in base a quello che gli altri approverebbero. Nel silenzio restano le sensazioni, che sono più lente e più difficili da falsificare.

Come si pratica il silenzio in una classe?

Con kriya che stancano la parte della mente che commenta e con meditazioni cronometrate in cui non c'è niente da ottenere. Undici minuti in cui non succede niente sono la cosa più difficile che si fa in sala.

A Napoli

Questo si legge. In sala si prova.

Si pratica il lunedì sera in Vico San Domenico Soriano, novanta minuti. La prima volta si viene senza sapere niente: ti dico io cosa portare.